Rabbia Boateng: “Non so se ha ancora senso giocare in Italia”

1690321-13.jpg“Non è qualcosa che puoi scrollarti di dosso e basta. Ci dormirò su tre notti e la prossima settimana incontrerò il mio agente Roger Wittmann e vedremo se ha ancora senso continuare a giocare in Italia”.

Kevin-Prince Boateng confessa al quotidiano tedesco Bild la sua amarezza e le sue perplessità, dopo quanto accaduto sul campo di Busto Arsizio dove proprio lui è stato bersaglio di beceri cori a sfondo razzista. “Quando è troppo, è troppo, il razzismo non ha nessun posto nel calcio”, spiega il Boa.

Parole di profondo sconcerto che potrebbero preludere a un addio dopo la decisione di Pato di lasciare Milanello per rientrare in Brasile. “Ho potuto sentire i primi versi da scimmia dopo cinque minuti, all’inizio non ho pensato nulla ma poi si sono ripetuti e sono andato dall’arbitro avvertendolo che se fossero proseguiti avrei lasciato il campo. Ha provato a calmarmi ma quando sono ricominciati i cori, allora ho pensato “adesso basta, non continuerò a giocare”.

“E’ facile chiudere un occhio, agire è più difficile, avrei fatto la stessa cosa anche se fosse stata una partita di Champions contro il Real Madrid e lo farò sempre. Ero arrabbiato, triste, scioccato, il fatto che cose come queste accadano ancora nel 2013 è una disgrazia, non solo per l’Italia ma per il calcio nel mondo. Volevo mandare un segnale forte perché cose del genere non possono esistere, dobbiamo aprire gli occhi”.

Intanto sono stati identificati e denuncati all’autorità giudiziaria altri cinque tifosi della Pro Patria per il reato di divulgazione, in concorso, di espressioni di razzismo. I cinque sono stati identificati dagli agenti della questura di Varese e dalla Digos locale attraverso le immagini delle telecamere presenti durante l’amichevole Pro Patria – Milan. I cinque erano in compagnia del ragazzo identificato immediatamente al termine della partita e già deferito ieri per i cori razzisti indirizzati a Boateng.

Sorteggio Champions League: Milan contro il Barcellona

milan-barcellona-streaming.jpgIl Milan affrontera’ nei quarti di finale di Champions League il Barcellona di Leo Messi, squadra peraltro gia’ affrontata dai rossoneri nel girone di qualificazione. Questi gli altri quarti di finale sorteggiati oggi a Nyon: Benfica-Chelsea, Apoel Nicosia-Real Madrid, Marsiglia-Bayern Monaco.  Le partite di andata si disputeranno il 27 e 28 marzo, quelle di ritorno il 3-4 aprile.

«Leonardo si congedò dal Milan giurando: mai più farò l’allenatore»

leonardo_saluta_siena_milan.jpegPer fortuna, qualcuno a Milanello, è stato colto da improvvisa lucidità e ha ricordato un passaggio importante del congedo di Leonardo dal Milan, il 15 maggio dello scorso anno. Tutto lo stadio lo applaudì dopo il 3 a 0 sulla Juve e molti dei suoi allievi, anche quelli che non erano stati gratificati dalla sua fiducia, si unirono all’abbraccio simbolico della curva rossonera.
Tra questi vi fu Christian Abbiati che oggi sostiene di non aver coltivato alcun rancore nei confronti del brasiliano che pure gli preferì Dida, secondo taluni a causa della cattiva salute del portiere brianzolo. «L’unica sorpresa, per tutto lo spogliatoio- ha confessato in queste ore Abbiati- è stata la contraddizione tra ciò che ci aveva detto e quello che poi ha fatto. A noi disse che non avrebbe continuato la carriera di allenatore e che anzi di sicuro sarebbe tornato al mestiere del dirigente. Non solo. Ma aggiunse che di sicuro non avrebbe allenato subito. Perciò a Milanello abbiamo appreso con stupore il suo passaggio all’Inter».
Ecco: Leonardo non ha mai spiegato come mai cambiò idea, legittimamente. Come mai invece di mettere in un cassetto il diploma di allenatore conseguito a Coverciano, grazie a una deroga speciale intervenuta per via della sua partecipazione a un mondiale (’94 in Usa col Brasile), ha dapprima “sparato a zero” sul presidente del Milan a settembre e poi prima di Natale accettato l’invito di Moratti? C’è qualche milanista risentito che continua a sostenere che la prima fosse propedeutica alla successiva scelta. Chissà, forse un giorno leggeremo la verità sulla storiella.